2014 – AFRICA CI STO ANCH’IO

Care amiche e cari amici di Chiama l’Africa,

è passato diverso tempo da quando ci siamo incontrati a Parma per fare il punto – anche se in maniera sommaria – su ciò che, sia in positivo che in negativo, sta muovendosi all’interno del continente africano. In quell’occasione ci eravamo ripromessi di riprendere il nostro cammino di conoscenza e di solidarietà. Avevamo anche accennato all’idea di partire insieme per una campagna per chiedere la tracciabilità dei minerali, primo fra tutti il coltan che è all’origine della guerra nella Regione dei Grandi Laghi.

Oggi l’Africa sta attraversando un periodo controverso che, come tutto ciò che si muove nella storia, ha facce e volti diversi. E’ l’Africa che ha pianto Nelson Mandela, proponendo al mondo la figura di un uomo eccezionale che è stato capace, anche dopo 27 anni di carcere, di ricostruire il suo paese, riconciliando gruppi e storie che da sempre si erano combattuti, con la capacità e la fantasia di immettere nella politica anche la categoria del perdono. E’ l’Africa della società civile del Kivu, che nonostante tanti anni di guerra, cerca incessantemente le vie della pace. Danzando e cantando quando essa si avvicina. Soffrendo e piangendo quando è costretta a fuggire sotto l’incalzare delle armi. E’ l’Africa di Mons. Christophe Munzihirwa. Vescovo di Bukavu, che ha donato la vita per la sua gente. E con lui dei tanti martiri che hanno costellato e continuano a costellare la vita della società e della chiesa. E’ l’Africa delle donne che continuano incessantemente a rinnovare il miracolo della vita e ad essere, con la loro quotidianità, operatrici di pace. E’ l’Africa che, nonostante le involuzioni, nelle rivoluzioni in Tunisia, in Egitto, in Libia, ha manifestato la sete di dignità della sua gente, soprattutto dei giovani e delle donne. Una primavera che oggi sembra aver lasciato spazio all’autunno e all’inverno. Ma i semi di quelle rivoluzioni non sono certo morti e sono pronti a rinascere al primo raggio di sole.

Ma è anche l’Africa delle ingiustizie. Delle guerre. Si pensi alla Repubblica Centroafricana e al Sud Sudan. L’Africa dove ancora ci sono bambini soldato. L’Africa dove stanno, forse per la prima volta, facendo breccia anche fenomeni di fanatismo e integralismo portatori di terrorismo. Come dimostrano le convulsioni della Nigeria o gli eventi tragici di Nairobi. L’Africa dei dittatori, come Issayas Afewerki, in Eritrea. O dei presidenti a vita, come Mugabe, in Zimbabwe, Museveni in Uganda, Biya in Camerun o Compaoré in Burkina Faso.

Nello stesso tempo è l’Africa da cui tanti, soprattutto giovani, partono rischiando tutto, per trovare l’approdo di una vita possibile e umana. Attraversando il deserto e imbarcandosi sulle carrette che solcano il mediterraneo. L’Africa che ha sepolto tante sue figlie e tanti suoi figli nelle sabbie del Sahara e nelle acque del Mediterraneo. E tutto questo proprio a partire dal continente in cui è nata e si è diffusa la vita umana.

E’, ancora, l’Africa – continente ricchissimo – che vede le sue terre acquistate dai ricchi, le sue coltivazioni sacrificate ai biocombustibili, i suoi territori invasi da rifiuti. Che deve continuare a fare i conti con le vecchie potenze coloniali e difendersi da nuovi paesi colonizzatori.

Un’Africa, quindi, dai volti diversi. Dove in tanti paesi cresce la ricchezza: “la dimensione complessiva dell’economia a sud del Sahara, in termini nominali, è quadruplicata tra il 2000 e il 2012”, ma non diminuiscono i poveri. Come afferma l’ultimo rapporto ISPI. Aumentando, anche qui, la frattura esistente tra chi ha tanto e chi nulla.

Per noi continua ad essere l’Africa che chiede un nuovo patto di conoscenza reciproca, di solidarietà, di amicizia e di riconciliazione. E’ stato questo, infatti, il punto di partenza del cammino iniziato a cinquecento anni dalla circumnavigazione del continente africano da parte di Vasco da Gama.

Ora dobbiamo riprendere il cammino, dopo la campagna per il Premio Nobel per la pace alle donne africane. Alla ricerca delle modalità per riportare al centro dell’agenda politica e della solidarietà il continente africano.

Chiama l’Africa, fin dall’inizio, ha deciso di non fare progetti in Africa. Ha voluto, invece, proporre l’Africa all’Italia e all’Europa. Cercando di metterne in evidenza i valori, le positività e le potenzialità. Uscendo da una visione pauperistica per intraprendere un cammino di dialogo e di vicinanza, fuori da ogni logica di aiuto a senso unico. Sapendo che il presente e il futuro dell’Africa è degli africani e che a noi tocca soltanto metterci accanto a loro. Umilmente. E questo abbiamo fatto attraverso momenti di studio, campagne di amicizia e sensibilizzazione, momenti di incontro fra noi e le persone che vengono dall’Africa, ricerca di luoghi e momenti di incontro con persone, studiosi e intellettuali africani. Con l’attenzione continua e piena di simpatia nei confronti degli africani presenti nel nostro paese e nostri concittadini.

Oggi i tempi sono cambiati. Le urgenze e le priorità probabilmente sono diverse. Per questo abbiamo bisogno di riflettere e programmare insieme. Tenendo sempre più conto che la nostra solidarietà con l’Africa non può non partire dall’amicizia e la solidarietà con gli africani che ormai abitano nel nostro paese, sono diventati nostri concittadini.

Abbiamo già un sito, che cominceremo a movimentare, una pagina e un profilo Facebook e uno Twitter. Vi proponiamo già da ora di visitarli e di partecipare inviando commenti, suggerimenti, notizie; studieremo la possibilità, se sarete d’accordo, di fare da “cassa di risonanza” alle proposte che ci arriveranno dai nostri contatti, africani e non, di utilizzare una piattaforma on-line per attivare corsi di formazione. Della gestione delle comunicazioni si sta già occupando Donata.

Ora vogliamo invitarvi ad un nuovo appuntamento a Parma il 29 marzo, per riprendere insieme la riflessione in vista di un impegno che vorremmo comune. Cominciando dove abbiamo finito la volta scorsa. Per fare un programma di lavoro.

Per parte nostra abbiamo pensato a un programma di massima che proponiamo a tutti come punto di partenza per la discussione:

  • una campagna per la tracciabilità dei minerali. Donata si sta impegnando, con l’aiuto di Gianni Alioti e la consulenza di Francuccio Gesualdi e Monica Di Sisto, per tracciarne i contorni e definirne la possibilità;
  • un’iniziativa culturale che percorra l’Italia, sul tema dell’immigrazione, del diritto di asilo e della chiusura dei CIE, con al centro il luogo-simbolo di Lampedusa. L’iniziativa si avvarrà della collaborazione di pittori e artisti che mettono a disposizione la loro arte e la loro professionalità;
  • un campo di lavoro e formazione di una settimana, rivolto soprattutto ai più giovani, ma sono ammessi anche gli adulti, che si terrà a Parma verso la fine del mese di agosto;
  • un viaggio di studio e conoscenza in un paese dell’area del Mediterraneo, alla ricerca di luoghi, movimenti, gruppi e persone che perseguono il dialogo tra Islam e cristianesimo;

Naturalmente queste sono solo proposte di lavoro. Le vogliamo confrontare e mettere insieme a tutte quelle che verranno da ognuno di voi e dai vostri gruppi. In vista di una collaborazione reciproca e di un collegamento tra di noi. E, perché no?, anche di un impegno comune. Stiamo vivendo un tempo difficile. La crisi, che non é solo economica ma anche di senso, spinge tanti a rinchiudersi in se stessi in una sorta di ultima frontiera su cui assestarsi. Senza accorgerci che in questo modo la vita si avvilisce, si intristisce, manca di respiro e di ossigeno. Abbiamo bisogno di rompere le barriere, di abbandonare quella che Papa Francesco chiama “la globalizzazione dell’indifferenza”, rompendo le bolle di sapone che ci impediscono di incontrarci corpo a corpo, pelle a pelle, con tutte le donne e gli uomini che abitano questo pianeta. Superando le divisioni, lottando contro le ingiustizie, creando una cultura del dialogo e dell’incontro. Accogliendo e vivendo la sfida che ci viene dalle periferie storiche ed esistenziali di questo nostro pianeta.

Vi aspetto in tanti. Carichi di fantasia, di creatività e di entusiasmo, per riprendere insieme un cammino comune.

Eugenio Melandri

Parma, 24 gennaio 2014

Alcuni documenti utili:

 

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